Arte

L’Arte è emozione. Emozione dalla quale si può decidere semplicemente di farsi trasportare e/o sulla base della quale si può tentare di razionalizzare. Una qualsiasi creazione dell’uomo che abbia la vanità di autodefinirsi arte non è tale se non mette chi la osserva nelle condizioni di attingere da entrambi questi aspetti. Poichè ad un uomo per emozionarsi di fronte alla pura bellezza non serve di certo l’Arte. Difatti, per sua stessa definizione, l’Arte è una creazione dell’uomo, cioè non esiste “in natura”, così come non esistono i numeri; ma è l’interpretazione o la visione dell’uomo di certi aspetti della realtà. Un autore viene colpito da un certo aspetto del mondo e decide di creare un’opera  d’Arte, cercando di tradurre la sua visione e di ricreare la stessa identica magia che lui vi ha scorto. Si basa sulla realtà, ma sarà pur sempre la realtà filtrata dagli occhi di qualcuno. Poichè per quanto l’Arte possa sforzarsi di rimanere il quanto più possibile fedele alla natura (si pensi alla pittura realistica) avrà pur sempre un qualcosa, anche se solo un briciolo, della passione, dello sforzo, dell’emozione dell’autore. La “ricetta” per creare Arte è stata e sarà per sempre questa: l’artista sceglierà una porzione del mondo, toglierà più o meno una certa parte di realismo, e aggiungerà sempre almeno una piccola parte della sua magia e della sua visione. Nel corso dei secoli l’unica cosa che è cambiata in questa ricetta sono le proporzioni! E così si va dal realismo, all’espressionismo, all’arte contemporanea. Questo processo meraviglioso di traduzione e filtraggio attraverso l’anima dell’autore deve generare sempre e comunque emozione. Se durante il processo creativo l’autore non riesce a racchiudere, ad “imprigionare” parte della magia e della sua anima; allora non si creerà emozione nell’osservatore, e quindi in definitiva non si sarà creata un’opera d’arte. Tale creazione sarà un mero esercizio di stile, o un’opera informativa, con il solo pregio di saper tramandare un’informazione o un’opinione ritenuta valida dall’autore. O magari sarà l’ennesima stupida e vuota canzone, un mero prodotto commerciale creato con il solo scopo di intrattenere e di far ballare il fruitore, ma del tutto e spaventosamente priva di anima e di contenuti: un’immensa occasione sprecata per tutti. E di esempi del genere siamo ormai tristemente circondati, basti pensare ad “autori” come Justin Bieber e Povia, o alla canzone vincitrice del festival di sanremo di quest’anno(2017). Purtroppo casi come questi al posto di cadere nel dimenticatoio dove meriterebbero di stare, sono osannati e portati alla ribalta da una società che evidentemente si rispecchia nella povertà di contenuti. Ed è così che testi pseudo intellettualoidi e pseudo critici della situazione attuale (realizzati con una disarmante mancanza di pathos o di qualsivoglia emozione), finiscono per consacrare e sugellare la triste realtà che essi stessi fingono e pretendono di criticare. L’Arte, quella vera, non è questo, di certo concorderete. L’arte riesce a farti immergere totalmente nel momento, a farti dimenticare la tua situazione attuale, a risvegliare in te le emozioni più profonde e impensate. Quindi, credo che dopo questi discorsi risulti piuttosto condivisibile perchè una creazione umana non possa definirsi arte senza la componente emotiva. Invece adesso cerchiamo di concentrarci sull’altra componente fondamentale che abbiamo detto, ovvero cerchiamo di capire perchè l’opera d’Arte debba dare anche necessariamente la possibilità di poter ragionare al suo fruitore. Perchè deve far intravedere che oltre alla sua magia c’è ancora qualcosa in più? Ma cosa si intende per “qualcosa in più”? Ecco, io per quel qualcosa in più intendo quella certa aurea d’importanza e di maestosità, che lascia una sensazione  di soggezione e di “incompletezza” al fruitore, che poi è spronato a scavare a fondo dentro se stesso per risolvere anche quella piccolissima sensazione di incompiutezza che aveva riscontrato. Ma perchè è necessario anche questo aspetto? Perchè, come tutte le cose più autentiche della vita, si può realizzare davvero un qualcosa se e solo se “ci si sbatte contro”. Si può superare una paura solamente affrontandola (e quindi soffrendo in quel momento); Si può arrivare a comprendere veramente “l’entità” dell’amore se e solo se lo si è provato, se e solo se si è stati scombussolati e  cambiati e decostruiti e ricostruiti attraverso di esso; si può capire davvero che si stanno commettendo degli errori solo sbagliando e pagandone le conseguenze sulla propria pelle. In definitiva, qualsiasi epifania importante per l’uomo avviene attraverso il dolore e l’emozione provata. Tutto il resto è noia. Chi dice di aver capito l’amore senza averlo mai provato non sa di cosa parla. O meglio, ha una visione meramente dettata dalla razionalità, ma che non avrà alcuna radice alle basi della sua anima, sarà solo un concetto tra la folla di tutti i pensieri che si possono concepire, ma non sarà mai uno dei capisaldi della sua vita. Difatti un’idea per cambiare concretamente una persona, il suo modo di vedere la realtà, il suo modo di agire, il suo modo di pensare e anche di sperare; deve necessariamente provenire anche da un’emozione profonda in modo tale che si possa effettivamente radicare in noi stessi, e non può semplicemente provenire esclusivamente dalla ragione. Provare un’emozione forte, senza imparare neanche una piccolissima “lezione” grazie ad essa, (intesa anche semplicemente come il cambio del proprio atteggiamento di fronte a certi eventi) è definitivamente, come nel caso precedente, un’occasione mancata anch’essa! E l’Arte, quella vera, non è mai, in nessun caso un’occasione mancata. L’Arte è completezza e perfezione. Anche se ovviamente estrapolare una sorta di lezione a partire da un’opera d’arte è un “lavoro” che compie esclusivamente il fruitore, (lavorando su se stesso, ragionando, sviscerando le proprie emozioni), è l’opera d’arte stessa (e quindi l’artista) che deve far trasparire in se anche questa possibilità. L’artista più abile riesce infatti ad inserire anche la “possibilità in potenza” di un’esperienza del genere, e poi sarà eventualmente il fruitore più predisposto a dover tirar fuori tutto ciò. Alcune opere semplicemente posseggono tutto questo: L’emozione e la possibilità in potenza di riuscire a cambiare la vita di ognuno; e sono semplicemente la perfezione. Alcune creazioni invece non riescono ad arrivare a tanto, si fermano alla sola emozione, o al solo contenuto informativo, e quindi non risultano altrettanto efficaci. E’ mia opinione che le opere che trasmettano solamente emozione, e nelle quali non si riesca a scorgere quell’aurea di importanza fondamentale vadano comunque considerate nella stragrande maggioranza dei casi come validissime espressioni artistiche, un gradino sotto la perfezione ma sicuramente sopra alla vuotezza del mero contenuto pseudo-informativo/o di mero intrattenimento. Questa per me è l’arte e questi sono i due passi fondamentali da affrontare per poterne avere una piena esperienza. Poi è ovvio che sta al fruitore, al suo stato d’animo in quel momento, o alla sua predisposizione in generale, decidere come e se avere esperienza di un’opera artistica; ma ciò non toglie che l’opera d’arte in quanto tale debba poter comunque garantire entrambe queste esperienze; poi sta a chi la contempla decidere a quale livello di profondità fermarsi.

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