Lost

Ieri sera ho finito Lost. In realtà lo avevo già visto, ma i miei ricordi erano frammentari, non riguardavano l’opera nel suo complesso ma qualche singolo episodio. Avevo già da allora intravisto qualcosa di importante, quasi di “epico”, ma non ero riuscita bene a metterlo a fuoco. Adesso ci sono riuscita. Inoltre lo avevo guardato con un approccio completamente diverso. Difatti prima mi ero intestardita nel comprendere anche i più piccoli dettagli, i “ma come è possibile?!” della storia, (che, ammettiamolo, sono effettivamente parecchi), solo adesso ho realizzato che in realtà non erano per nulla una cosa importante. Perché ora ho realizzato che ciò che è davvero importante in Lost è la visione generale degli eventi nel loro complesso, è il modo in cui tutti gli elementi che sono stati introdotti si compenetrano in maniera perfetta, dando vita ad una sinfonia in cui ciascun componente è importante, ma non è nulla senza tutti gli altri. E’ un’opera magnifica che non va osservata attentamente nel dettaglio, ma va apprezzata nel modo in cui funziona globalmente. Iniziamo brevemente a descrivere la sinossi e parallelamente gli elementi che ho apprezzato di più. Un gruppo di persone prende un aereo, ma, invece di arrivare a destinazione, precipita su un’isola. Quest’isola è magica. E la magia non deve nessuna spiegazione, a nessuno. Questo è un punto che va messo assolutamente in chiaro. Comunque, proseguendo, ognuno dei protagonisti avrà l’occasione, sull’isola, di affrontare le proprie più grandi paure, di modificare degli aspetti di se sui quali avrebbe già dovuto lavorare, di fronteggiare una volta per tutte le sfide che per una vita lo hanno soltanto corteggiato, perché è adesso che si fa sul serio. Ed è così che Charlie si ritrova a combattere nuovamente contro la tossicodipendenza, che John finalmente affronta il suo tanto desiderato “Walkabout” (in maniera molto più profonda ed importante di quanto avrebbe potuto fare in Australia), che Jack scopre davvero di avere “whatever it thakes”, che Ugo si imbatte ancora una volta in quei “maledetti” numeri, che Sawjer incontra colui che ha aspettato da una vita, che Shannon scoprirà di valere effettivamente qualcosa ecc.. E questo è un regalo, in realtà tutto ciò che i protagonisti si troveranno ad affrontare sull’isola è un dono immenso. La possibilità di rimediare alle proprie mancanze, l’opportunità di sconfiggere i propri demoni una volta per tutte, l’occasione per realizzarsi davvero, sono dei privilegi immensi. Solo che in realtà i protagonisti non se ne rendono conto, non realizzano la loro grande fortuna, almeno all’inizio, o almeno non tutti. Per alcuni questo aspetto diviene più chiaro che ad altri, perché ad esempio per John si manifesta come la ritrovata capacità dell’utilizzo delle gambe, o per Rose come la guarigione dal cancro; mentre invece altri si soffermeranno esclusivamente sugli aspetti negativi, voltando così le spalle alla magia dell’isola e al loro stesso destino. Ciò che accomuna in ogni caso tutti i protagonisti è il fatto che comunque le loro vite prima dell’indicente aereo non erano affatto felici e realizzate. Erano delle persone sole, in attesa di un qualcosa di più grande, in attesa di una situazione migliore; e improvvisamente l’isola si profila come una possibile “soluzione” a tutto ciò. Ma come mai viene concessa questa grande opportunità proprio a loro, a questi spiriti solitari e sofferenti, sempre alla ricerca di qualcosa da “aggiustare” (come Jack), da trovare (come Sawjer), da cui fuggire (come Kate, o Jin & Sun)? Per via di Jacob. Ecco, adesso cerchiamo di spiegare il capitolo Jacob, ma per poterlo fare appieno dobbiamo prima comprendere cosa sia l’isola. L’isola è un luogo magico, una sorta di confine borderline tra il modo dei puri spiriti e il mondo reale. Una singolarità, un punto in comune tra più universi paralleli, la sorgente di una imponente quantità di energia elettromagnetica in grado di consentire i viaggi della coscienza nel tempo. Un luogo in cui accadono i miracoli, un posto in cui possono prendere forma le peggiori paure o le migliori speranze. L’isola è tutto questo, e molto altro ancora. In questo esatto contesto, il compito della madre, diciamo così “acquisita”, di Jacob era quello di proteggere l’isola. Probabilmente quest’ultima si considerava una personalità illuminata, al di sopra della “plebaglia” che capitava di lì, perché la sua vita aveva uno scopo più alto rispetto a quello degli altri: proteggere l’isola e preservarne il suo cruciale ruolo nelle dinamiche dell’universo. Vedeva qualsiasi altra persona sull’isola come una possibile minaccia, come un possibile ostacolo al suo compito; l’unico modo in cui “gli altri” possano davvero risultare utili è quello di fornire eventuali candidati per succederle quando sarà giunto il suo momento. E quali migliori candidati se non due neonati, carne fresca da poter educare a proprio piacimento?  Per questo uccide la vera madre naturale dei due fratelli, e se ne appropria. Dei due fratelli, quello che paradossalmente ammiro di più è quello che vorrebbero far passare per cattivo. E’ un ragazzo che si fa delle domande, contrariamente a Jacob (che si sorbisce senza neanche il minimo dubbio qualsiasi fesseria proveniente dalla madre), che cerca di indagare su dove si trova e su cosa più fare. E’ il più curioso e all’inizio il più disposto a scoprire se gli altri essere umani valgano qualcosa oppure no. Mentre Jacob è più calmo, più affascinato dalla luce bianca da proteggere che dalle altre persone. Ecco in breve la loro storyline. Il fratello, dopo alcune menzogne della madre che fanno traboccare il vaso, va a vivere con le altre persone, e cerca di sviluppare un modo per lasciare l’isola. La madre glielo impedisce, uccide l’intera comunità degli “altri” con cui aveva stretto un legame e vanifica il suo tentativo. Lui si vendica uccidendo la madre. Jacob si vuole vendicare, e dato che è stato fatto in modo che nessuno dei due fratelli potesse uccidere direttamente l’altro, la cosa peggiore da fargli gli sembra buttarlo all’interno della grotta della luce. Il piano funziona e il fratello il fumo nero, puro spirito che inoltre può assumere la forma corporea di persone morte. Per tutto il tempo restante i due fratelli lotteranno tra loro, il fumo nero cercherà di manipolare le altre persone per generare azioni che lo possano fare uscire dall’isola, Jacob cercherà invece tra le persone nuovi possibili candidati per sostituirlo, i protagonisti appunto; che sono molto simili a lui come personalità, e le cui vite aveva già iniziato ad intrecciare e ad influenzare e letteralmente a “toccare” già da molto tempo prima. E come esattamente ha fatto in modo di far giungere i protagonisti sull’isola? Tramite l’esplosione elettromagnetica della botola, che sapeva già sarebbe avvenuta, e che sapeva già avrebbe fatto precipitare l’aereo. Aereo sul quale aveva fatto in modo di far “capitare” ognuno dei suoi candidati, le cui vite aveva già intrecciato e manipolato in modo tale da farli giungere a quell’esatto istante. La cosa più bella di Lost è la stagione nella quale tutto ciò sembra poter cambiare, nella quale lo schianto e nulla di tutto ciò sembra poter avvenire. Difatti in una stagione i protagonisti torneranno indietro nel tempo, e faranno in modo che la botola non sia mai esistita. Nel momento stesso in cui Juliet fa detonare la bomba l’universo si sdoppia. Si creano* due universi del tutto paralleli tra loro; in cui i protagonisti arrivano correttamente a destinazione. Ma dato che sono comunque universi paralleli, la linea temporale passata non si è mantenuta del tutto uguale a quella che c’era nel vecchio universo [per la spiegazione vedere pag. 53], ma sono cambiate anche diverse cose (Jack ha un figlio da Juliet, Sawjer è un poliziotto ecc ecc). In realtà i veri e propri protagonisti continueranno a vivere le loro vite nel “vecchio universo”, quello in cui sono precipitati sull’isola, e la loro “vera vita” va considerata solo ed esclusivamente in quell’universo. Quindi in realtà quando nell’episodio finale Kate e Sawjer lasciano l’isola, in realtà non tornano nel mondo in cui essi sono già presenti (Kate come fuggitiva ugualmente, Sawjer come poliziotto), perché in realtà i due universi sono slegati. La cosa meravigliosa che accade è questa: nel nuovo universo parallelo, che i protagonisti “hanno fatto in modo di costruirsi”, (come di Christian, il padre di Jack), ognuno di loro è in grado, entrando in connessione con chi tra loro era più legato, di ricordare esattamente tutta la loro intera linea temporale, fino anche al momento della loro vera morte, che è avvenuta nell’unverso nel quale c’è stato lo schianto. Per questo Hugo ricorda anche come è andata “nel futuro” il suo lavoro di guardiano dell’isola insieme a Ben. Quindi i protagonisti, innescati dall’interazione con chi tra gli altri erano più legati, sono in grado di ricordare, nel nuovo universo parallelo, tutto l’intero corso della loro vita nel vecchio universo dello schianto. E quindi si rendono conto che in realtà loro la loro vita l’hanno già vissuta, che quello era solo una sorta di limbo nel quale loro erano in grado di ritrovare gli altri, ma che in realtà non gli apparteneva davvero. Una volta capito ciò, e una volta avendo aiutato le anime a cui sono più legati a realizzare, i protagonisti sono in grado di “lasciarsi andare”, verso qualsiasi cosa venga dopo. Discorso differente vale per Ben, il quale non entra nella stanza insieme a tutti gli altri perché non è davvero legato a loro, perché le cose che ha ancora da risolvere sono far realizzare alla Roussò e ad Alex la loro vecchia vita, per poi poter andare oltre assieme a loro. Un concetto molto bello che si evince da tutto ciò è che i creatori di Lost smentiscono la frase più volte menzionata “Live togheter, Die alone”. Difatti nell’episodio finale si nota come appunto nessuno di loro lasci questo mondo da solo, ma lo fa insieme alle persone che più ha amato nel corso della propria vita, aiutandole/venendo aiutato a ricordare la loro vera vita. Ed è bellissimo notare come in entrambi gli universi le cose siano andando al proprio posto. Nell’universo parallelo ogni cosa sia andata al proprio posto, ogni problema sia stato chiarito, e l’unica cosa che sia rimasta è solo l’affetto e il legame tra le anime che sono state inevitabilmente intrecciate per tutto il corso della loro esistenza. Anche nell’universo dello schianto ogni cosa va al proprio posto, Jack riesce nel suo intento di salvare tutti e di rimettere a posto l’isola, tenendo chiuso il vaso di pandora (che probabilmente avrebbe sconquassato tutti gli universi, o almeno quello dello schianto), Kate è riuscita a ripotare Clairer da sua figlio, Ben è riuscito a trovare una sua dimensione. L’intera serie è come una sorta di cerchio che si chiude: si intuisce molto anche dal finale in cui muore jack nel vero universo, muore con un parallelismo impressionante rispetto a quello che succede nel primo episodio. Il suo risveglio sull’isola è speculare alla sua morte: un aereo sopra di lui, il cane che lo lecca, la radura con i bambù. Restano ancora un paio di questioni da chiarire: Perché nel momento in cui Juliet fa detonare la bomba perché come risultato di ciò non viene prodotto unicamente l’universo nel quale sono tutti atterrati? Cioè in realtà, per il modo nel quale si concepiscono comunemente il tempo e le relazioni causa/effetto; dopo aver fatto detonare la bomba nel passato l’aereo non sarebbe mai dovuto atterrare, e quindi l’universo dello schianto non sarebbe dovuto proseguire da dopo la detonazione della bomba; e l’unica cosa che sarebbe dovuta esistere è l’universo “che si sono costruiti” facendo detonare la bomba. Ecco, risolviamo definitivamente questo dubbio, e capiamo il perché vi siano i due universi paralleli (con i passati differenti!), e perché l’universo dello schianto non possa essere cancellato. Osserviamo il seguente schema:

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Figura 6: Descrizione degli eventi di Lost

 

Come vediamo, la linea temporale che porta i nostri protagonisti fino al punto di snodo (punto nero sulla mappa), è quella mostrata in grassetto. Il punto di snodo è la loro condizione di trovarsi sull’aereo. A seguire dal punto di snodo possono verificarsi due possibili eventi: 1) l’aereo precipita sull’isola, 2) l’aereo atterra a LA. E’ fondamentale osservare il fatto che in un singolo universo possa verificarsi solo una delle due ramificazioni (Difatti l’universo in cui si verifica 2) è in rosso, ed ha anche un passato differente!). Analizziamo l’universo in cui avviene l’evento 1), ciòè l’aereo di schianta. I protagonisti si ritroveranno quindi tutti insieme sull’isola, ad affrontare realmente tutte le vicende che vediamo. Dopo certi eventi essi riusciranno ad andare nel passato, e a Jack (o meglio a Daniel Faraday) verrà l’idea di distruggere la botola in modo tale da non innescare la serie di eventi che avrebbe portato loro, nel futuro, a giungere sull’isola. Nello schema la linea curva indica appunto come loro siano finiti nel “passato” rispetto al punto di snodo e allo schianto (si nota appunto che lo snodo si trova dopo rispetto all’istante in cui i protagonisti, nel passato, fanno detonare la bomba). Adesso, la cosa fondamentale da comprendere è che, il fatto di aver fatto esplodere la bomba nel passato causa una conseguenza fondamentale: crea un universo parallelo e differente (da quello nel quale si verifica 1) nel quale i protagonisti atterrano a LA. Ma questo fatto non può cancellare l’universo 1)! Perché la conseguenza di aver fatto esplodere la bomba non può portare alla cancellazione dell’intero universo 1), difatti l’esplosione della bomba genera sì un altro universo in cui avviene 2); ma per i protagonisti che sono partiti dal punto di inizio, che hanno affrontato lo snodo, che hanno assistito al verificarsi dell’evento 1), che sono finiti nel passato (e che quindi sostanzialmente hanno seguito l’intera linea nera in grassetto) è normale che la loro linea continui e non venga cancellata; perché l’esplosione per loro non ha lo stesso effetto (non li uccide, non li danneggia), e li sposta semplicemente avanti nel tempo (allo stesso livello con Rose e il Marito). Adesso, risolto il motivo per il quale l’universo 1) non si cancella, affrontiamo una questione ancora più spinosa: Perché i protagonisti dell’universo 2), per i quali l’aereo è atterrato normalmente a LA, hanno un passato diverso (in alcuni di casi di poco, in altri di molto) rispetto a quello che avevamo potuto osservare relativamente ai protagonisti dell’universo 1)? Per capirlo, distacchiamoci un attimo solo da “Lost”, e osserviamo lo scenario più generale possibile. Analizziamo il seguente schema:

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Figura 7: Mappa dei Percorsi & Universo 1)

Supponiamo che esso descriva il corso della nostra vita. Siamo nati, abbiamo eseguito delle scelte e delineato il nostro unico percorso, fino ad arrivare ad un certo punto di snodo. A partire da questo punto di snodo può verificarsi (più o meno dipendentemente dalla nostra volontà, in questo caso non è rilevante specificarlo) l’evento 1) o l’evento 2).  Supponiamo che sia avvenuto l’evento 1). Alla fine dell’evento 1), tu sarai il risultato di come hai saputo prendere la vita durante il percorso già fatto (in grassetto) più 1). Qualora invece accada l’evento 2), allora si creerà un universo parallelo, differente dall’universo in cui si è verificato 1)! E che quindi potrà avere un passato differente rispetto a quello nel quale si è verificato 1), ma anche in esso deve esserci sempre e comunque la possibilità di affrontare il punto di snodo, seppur con passati differenti! Difatti ad un dato punto di snodo noi avremmo potuto anche arrivarsi percorrendo strade diverse rispetto a quelle che abbiamo percorso realmente (vedere Fig.7)

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Figura 8: Mappa dei Percorsi & Universo 2)

E il fatto che si generi un nuovo universo parallelo nel quale è avvenuto 2) implica il fatto che in tale nuovo universo noi saremmo benissimo potuti essere il risultato di questo nuovo percorso ipotetico più 2)! Cioè E’ molto più probabile che nell’universo parallelo in cui avviene 2 noi possediamo un passato leggermente diverso rispetto a quello di 1), poiché essendo universi paralleli i passati possono essere (e devono essere per definizione stessa di universo unico) diversi, l’unica cosa importante è che possiedano il medesimo punto di snodo dal quale possa generarsi 2)! Ecco perché in lost i protagnosti dell’unverso 2) (che quindi atterrano) hanno un passato differente rispetto a quelli dell’universo 1)! Infine, tutto ciò che viene narrato sulle “beghe” dell’isola, il litigo tra Ben e Widmore, sono come un contorno, come un diversivo rispetto alla tematica principale, alla vera ragione di esistenza dell’isola. Anche se anche relativamente a questo frangente esistono delle perplessità: Ben era in grado di summonare il fumo nero, e gli ha fatto impersonare il padre di john, perché voleva vedere se john era effettivmanete un candidato (lui ha sempre sperata di no, perché voleva essere lui per questo gli ha sparato), e quindi era più contatto con la parte negativa dell’isola rispetto a quella positiva. E poi altro dubbio: perché stato detto che la stazione che premeva il bottone e i numeri era solo un esperimento, quando in realtà era fondamentale per non fare svaccare l’elettromagnetismo?

*La cosa importante da sottolineare è questa: non va esattamente inteso come se i protagonisti “creino da zero” quell’universo alternativo dove atterrano. Perché in fisica, gli universi paralleli vengono considerati già esistenti e in corso di svolgimento anche se hanno solo una minima probabilità di verificarsi. Poi la coscienza dell’individuo si trasferisce da un universo all’altro in base alla probabilità con la quale si verificano gli eventi che permetto di “differenziare la situazione”. Facciamo un esempio più pratico: supponiamo di essere ad un incrocio, e che si possa girare o a destra o a sinistra. Supponiamo per un attimo di essere indecisi su quale direzione prendere. Supponiamo poi di prendere effettivamente la strada alla nostra destra. In realtà si possono già considerare come “esistenti” e in corso di svolgimento entrambi gli universi, quello in cui abbiamo girato a destra e quello in cui abbiamo girato a sinistra. Solo che la nostra coscienza si trasferisce nell’universo nel quale abbiamo girato a destra perché la probabilità che si verifichi quell’evento è diventata 1, perché di fatto è avvenuto, perché di fatto lo abbiamo eseguito. Analizzando questo tipo di fenomeno più dall’alto, su larga scala, possiamo vedere la situazione nel modo seguente. E’ come se si creassero infiniti piani paralleli tra loro, che sono gli universi paralleli, e noi ci spostiamo dall’uno all’altro in base alla probabilità con la quale si verificano gli eventi, e quando è 1 la nostra coscienza di sposta sul piano nel quale quell’evento si è verificato. Quindi le linee piatte della mia Mappa dei Percorsi in realtà possono essere viste come i profili di questi piani! Guardando la cosa ancora più dall’alto ci possiamo rendere conto di come, dato che ogni retta è in realtà un universo (dotato di spazio_tempo), l’insieme di tutte le rette formi un piano, e di come ogni piano ne possieda uno adiacente! Tutto ciò forma un creato a tre dimensioni, in cui ogni piano differisce dall’altro per piccole variazioni delle leggi della fisica.

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