Destino

1: Introduzione alla Mappa dei Percorsi

Non so se esiste il destino, ma so che ognuno di noi segue un certo percorso da quando nasce a quando muore.

 

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Figura 1: Mappa dei Percorsi

Ci saranno tantissime deviazioni nel percorso: ma ognuna di esse non sarà mai assolutamente negativa o positiva; poichè è semplicemente un evento e non dobbiamo attriburgli valenze ed aggettivi umani come positivo o negativo. Ma è il modo in cui noi reagiamo a questi cambiamenti ad essere positivo o negativo. Dobbiamo essere grati per qualsiasi evento o deviazione che la vita ci mette di fronte; anche per il più tragico; perchè il solo fatto che ci stia accadendo qualcosa vuol dire che siamo vivi. E non c’è benedizione più grande di questa. Poi ognuno di noi nella vita trova più o meno il coraggio di analizzare a fondo le cose che gli succedono e di soffermarsi su quanto l’hanno cambiato e su quanto è cresciuto grazie ad esse. Alcuni il coraggio non lo trovano affatto, e passano la vita a camminare a testa bassa, con i paraocchi, senza interrogarsi più di tanto su che percorso stiano seguendo, avendo quasi l’arroganza e la presunzione di poter essere sempre in controllo in qualsiasi momento del proprio percorso, quando in realtà un evento imprevisto potrebbe letteralmente sconvolgere tutto in qualsiasi momento. E prima o poi un evento del genere capita nella vita di tutti, la questione quindi non è se, ma è quando; ma soprattutto la questione è come si interpreta e si reagisce ad un evento del genere. Un evento che sconvolge con una potenza inaudita i nostri progetti, un evento che distrugge le nostre aspettative verso una persona o una situazione, un evento che ci discosta dalla retta che desideravamo. Quando ciò accade alcuni non fanno altro che piangerci su, altri ancora ci piangono su ma poi ci riflettono, infine altri individui ancora ci piangono su, ci riflettono e poi attraverso il dolore riescono ad imparare una lezione fondamentale. L’ultima categoria di persone è molto meno numerosa rispetta alle altre due, soffre molto di più per via di questo evento perchè ha il coraggio di immergervisi completamente fino all’abisso più profondo, ma se riesce ad uscirne realizza qualcosa di davvero inestimabile. Realizza che è tutto provvisorio, la nostra esistenza e ciò che ci sta attorno possono cambiare in modi imprevedibili e indipendenti dalla nostra volontà pressochè in qualsiasi momento; e quindi che non possiamo avere l’arroganza cieca di proseguire sulla nostra strada pretendendo che non possa mai cambiare e che non possano essere mai degli ostacoli. Gli ostacoli ci saranno sempre, sono nella vita di chiunque, anche delle persone apparentemente più fortunate e serene; tutto sta nel come li si affronta: con quale stato d’animo, con quale saggezza. C’è chi sa solo lamentarsene, c’è chi cerca una trama o i fili di un grande disegno, chi se la prende con l’ipotetico architetto di tutto ciò, chi cerca un senso di giustizia, un merito o una punizione. Ciascuno cerca di razionalizzare come può durante i suoi momenti di fragilità, queste considerazioni quindi non possono essere biasimate, ma vanno comprese, siamo tutti umani, non sono sbagliate, ma sono solo considerazioni disperatamente romantiche e alla fine dei conti, assolutamente inutili. Poichè non c’è un vero e proprio senso intrinseco nelle cose che avvengono, non c’è un piano o un disegno, una punizione per qualcuno un premio per altri, una logica o un programma da rispettare. Semplicemente le cose accadono per caso, per una concatenazione assurda di eventi si arriva da una parte, e per un’altra correlazione casuale si sarebbe arrivati da un’altra parte. Succedono cose belle a persone cattive per praticamente tutto il corso della loro vita e cose brutte a belle persone. Basti pensare che Hitler è stato salvato da bambino dall’annegamento in un lago ghiacciato, e che si è salvato nuovamente durante i numerosi attentati alla sua vita. Questo per dire che tutto in realtà è governato dal caso, l’unica cosa che si può fare è osservare con ironia la casualità della sorte; e concentrarsi sul proprio di percorso (piuttosto che invidiare quello di altri) cercando di trarre il meglio da qualsiasi evento o situazione, per quanto brutto possa essere. Da questo discorso però sembra che non siamo altro che degli esseri in completa balia degli eventi, ma in realtà non è così. E’ vero, non possiamo avere la presunzione di avere il totale controllo su tutto, nonostante ciò ci sono ovviamente miriadi di modi in cui l’uomo può agire e cambiare concretamente il corso degli eventi. Si può e si deve cercare con le proprie azioni di portare un cambiamento positivo nella propria rotta e in quella degli altri, di migliorare sempre e comunque la situazione; per avere la soddisfazione di aver influito, una volta giunti alla fine del proprio percorso, nel modo migliore possibile nella vita di questo pianeta. Quindi, secondo me non esiste il destino inteso come: “evidentemente doveva andare proprio così”, perchè se non fosse stato così sarebbe stato certamente in un altro modo (migliore o peggiore chi lo sa), perchè la vita riesce sempre a trovare una via alternativa così come un fiume trova sempre un altro percorso in cui scorrere se si vede sbarrata la strada. Però d’altro canto sono convinta che la vita metta davanti ad ogni persona, almeno una volta, la possibilità di aprire gli occhi su questa verità. L’opportunità di realizzare la cecità della propria esistenza, atta a rincorrere un certo percorso senza attribuirgli la giusta importanza e soprattutto senza avere un quadro generale della situazione. Se ognuno di noi sfruttasse al massimo questa possibilità riuscirebbe a capire meglio a quali cose conviene dare la priorità e quali atteggiamenti invece abbandonare, e a condurre una vita migliore e più consapevole.

2: Modifiche della Mappa dei Percorsi

 

Un aspetto importante da sottolineare dell’intera faccenda è anche questo: si può cambiare percorso repentinamente, e dipende tutto da noi. Difatti la mappa che descrive i nostri percorsi spesso viene modificata dal caso e dalle circostanze, ma altrettanto spesso siamo noi a scegliere come modificarla. Spesso nella vita ci troviamo di fronte ad un bivio come il seguente:

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Figura 2: Bivio tra due scelte

Cioè abbiamo di fronte una scelta: fare o non fare qualcosa; andare o no ad un appuntamento, scegliere di passare una serata a casa oppure decidere di uscire, decidere di far passare un pedone alle strisce pedonali oppure accelerare. Per non parlare poi delle volte in cui si cambia idea all’improvviso e repentinamente, cambiando idea all’ultimo secondo. Queste scelte spesso sembrano ininfluenti ai fini della nostra vita, ma non lo sono affatto. Anche una semplice scelta del genere è in grado di modificare radicalmente l’universo, il nostro e quello degli altri, solo che noi non ce ne rendiamo conto. Questo concetto è un qualcosa di molto simile al celebre “effetto farfalla”, che esprime sostanzialmente la correlazione tra qualsiasi evento nell’universo. Difatti secondo questa poetica teoria il solo battito d’ali di una farfalla dall’altra parte del pianeta sarebbe in grado di generare un uragano agli esatti antipodi. Ciò che cerco di dire io è molto simile: non solo nel corso della maggioranza della nostra vita siamo noi gli artefici del nostro percorso, ma il nostro percorso è in grado di influenzare radicalmente anche quello degli altri, e lo svolgimento degli eventi dell’intero pianeta. Anche se ci sentiamo ininfluenti rispetto alle persone che sulla carta avrebbero molto più potere di cambiare il mondo di noi, in realtà ciascuno di noi vale quanto chiunque altro, anche se non sembra: questo perché, anche se non ce ne rendiamo conto, le nostre azioni potrebbero innescare delle reazioni a catena incredibilmente articolate che sono in grado ci cambiare il corso dell’intero universo. Difatti la scelta di far attraversare o meno qualcuno alle strisce pedonali potrebbe causare gli stessi sconvolgimenti sul mondo che una telefonata di guerra tra Trump e Putin. Facciamo un esempio per realizzare meglio questo fatto. Mettiamo caso che la persona di cui stiamo modificando la mappa dei percorsi personale sia un cittadino straniero in vacanza, e che arrivi in ritardo alla fermata della metro che ha in programma di prendere, per colpa dei 15 secondi in cui abbiamo deciso di non farlo attraversare. Supponiamo che per colpa nostra quindi non arrivi in tempo per prendere il treno, e che debba aspettare un’altra mezzora. Supponiamo però che nel giro di venti minuti un attentatore si presenti allo stesso binario, e che cinque minuti dopo faccia detonare un ordigno che uccida tutti i presenti su quella banchina, compresa la persona con la quale abbiamo interagito. Supponiamo adesso che quella persona fosse un cittadino di una nazione con rapporti molto tesi con la nazione nella quale ci troviamo, o con la nazionalità dell’attentatore. Ecco che la nazione d’origine del cittadino a cui abbiamo modificato la mappa dei percorsi adotta questo come pretesto per dichiarare finalmente guerra alla nazione con la quale è in contrasto. Un altro esempio. Supponiamo di essere un cuoco. Supponiamo di sbagliare un piatto e di inserire un alimento a cui un nostro cliente aveva esplicitamente indicato di essere allergico. Supponiamo che il cliente fosse un dottore, e che a causa della reazione allergia non sia in grado, la mattina del giorno dopo, di presentarsi per eseguire un intervento di appendicite ad un ragazzino. Quindi un altro dottore verrà assegnato a questo cliente, e questo dottore sbaglia l’intervento e il ragazzino muore. Si potrebbero fare infiniti esempio di questo tipo, ma tutti starebbero comunque a significare una cosa: le nostre azioni generano effetti a catena, dei quali non siamo neanche consapevoli molte volte, ma che cambiano, anche profondamente, la mappa dei percorsi delle altre persone e dell’intero pianeta. Quindi mai considerarsi “ininfluenti”, poiché ciascuno di noi è in potenza la persona più importante dell’universo. Da ciò deriva anche un’altra importante considerazione: anche se ci sentiamo degli individui molto soli, solitari e slegati dagli altri; non siamo mai realmente soli, perché la sola nostra semplice esistenza è comunque correlata all’esistenza di qualsiasi altra persona sul pianeta. E questo è un concetto meraviglioso e spaventoso allo stesso tempo: è bello poiché perché quanto ci possiamo sentire soli saremo comunque correlati a chiunque, a chi abbiamo già incontrato (e quindi a chi abbiamo influenzato la mappa dei percorsi, a chi ha già modificato la nostra) e a chi ancora dobbiamo incontrare; la cosa spaventosa è che per quanto ci sforziamo di non entrare in certe questioni, le nostre azioni hanno ugualmente delle ripercussioni molto rilevanti anche su questioni nelle quali magari non vorremmo o non ci saremmo mai pensati di riuscire ad intervenire. Un altro concetto fondamentale che emerge è questo: le persone della nostra vita, le persone davvero importanti, con le quali abbiamo (o abbiamo avuto) molto di più che un semplice incontro casuale, sono determinanti al massimo nel modificare la nostra mappa dei percorsi, così come noi siamo determinanti nella loro. Difatti se anche dei perfetti sconosciuti sono in grado di modificare la nostra mappa dei percorsi, figuriamoci lo sconvolgimento che possono causarne, nel bene e nel male, le persone più importanti della nostra vita. Descriviamo, anche visivamente tramite il seguente schema, come le nostre esistenze siano “intrecciate” con quelle delle persone più importanti della nostra vita:

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Figura 3: Influenza sulle Mappe dei Percorsi da parte di altre persone

Il concetto di “intrecciate” per la verità non mi piace molto. Non è che si arrivino mai a sovrapporre le mappe dei percorsi di due persone, perché ognuno ha sempre e comunque la sua, unica e personale. Ma può accadere che alcuni trattini di percorso siano quasi “Condivisi”, perché sono esperienze che sono state fatte insieme, ma in realtà sono parallele e restano sempre e comunque separate. Ciò che si nota dal grafico è invece come certi percorsi vengano quasi determinati dalla presenza dell’altra persona accanto a noi. E’ importante tutto ciò per realizzare che bisogna cercare di circondarsi delle persone che siamo convinti siano quanto più positive possibile per noi, delle persone con le quali abbiamo la sensazione di essere sul giusto percorso o che ci indirizzino in un certo senso verso di esso, poiché nella realtà dei fatti è ciò che realmente avviene! Uno degli ultimi concetti al riguardo, forse uno dei più controversi, che mi sento di esporre è il seguente: Quando abbiamo il coraggio di imboccare “il percorso più giusto per noi”, anche a discapito di tutte le difficoltà, allora è più probabile che la vita ci presenti di fronte le persone giuste per noi, e le esperienze più positive che ci rendano più felici. E’ più probabile che una volta avuto il coraggio di fare un passo nella direzione davvero giusta per noi, poi il percorso che si dipani davanti a noi ci fornisca le migliori possibilità per essere felici, e che le persone più giuste per noi appaiano magicamente sul nostro cammino. Questo non è difficile da credere, se si pensa che comunque una volta intrapreso il percorso a noi più congeniale è normale che si abbiano più possibilità di incontrare persone molto simili a noi, che condividono le medesime aspirazione e i medesimi interessi, con le quali è molto più probabile riuscire a trovarsi meglio rispetto a persone “incanalate” su percorsi differenti dal nostro. Quest’ultimo concetto ovviamente non va preso come una regola assoluta, ma spesso può rivelarsi una considerazione rilevante. Soprattutto perché viene anche difficile concepire come in realtà la nostra anima gemella possa trovarsi del tutto agli antipodi rispetto ai valori che noi consideriamo come indispensabili lungo il nostro percorso. (Ad esempio, una comunista potrebbe mai davvero innamorarsi, anche intellettualmente, di un fascista?). Un altro concetto simile, almeno per quanto riguarda la sua mancanza di generalità, rispetto a quest’ultimo è il seguente: Quando si è su un determinato percorso è molto difficile cambiare strada. Sia che si proceda su un percorso a noi congeniale, sia che si sia imboccata una strada sbagliata, molto spesso è veramente difficile riuscire a far cambiare direzione alla nostra Mappa. E’ come se alcuni percorsi fossero disseminati di alcuni “punti di non ritorno”, punti superati i quali si ha come l’impressione di procedere per inerzia e di non potersi quasi più fermare. Tutto ciò può rivelarsi un bene, se siamo su un percorso a noi congeniale, ma può rivelarsi tragico se invece siamo finiti su un percorso dal quale vogliamo uscire, perché per venirne fuori si dovrà fare una fatica titanica, e specialmente se si è superato il “punto di non ritorno” l’esisto dello sforzo non è affatto scontato. Superare questi punti di non ritorno è quindi come impostare una sorta di pilota automatico lungo un certo percorso, che è difficilissimo se non impossibile deviare; quindi è come se in un certo senso il nostro percorso fosse già “scritto”. Esempio emblematico di ciò viene fornito da una puntata di Lost, in cui Desmond si chiede: “e adesso cosa farò?”, e un altro personaggio gli risponde “qualsiasi cosa venga dopo (lungo il tuo percorso), come se appunto lui fosse vincolato e “destinato” (una volta superato il suo punto di non ritorno) a finire inevitabilmente in un unico e ben preciso percorso. E’ un concetto poetico, ma che non condivido a pieno; poichè secondo me i punti di non ritorno non sono quasi mai del tutto “categorici”, e con la giusta forza di volontà si può avere quasi sempre il potere di invertire la propria rotta. Un’altra idea interessante che si inserisce in questo ragionamento sulla Mappa dei Percorsi è il seguente: Una stessa situazione reale, un certo tratto della propria mappa dei percorsi, si può vivere potenzialmente in centinaia di stati mentali differenti. Ecco, a seconda dello stato mentale in cui lo si sta vivendo, un singolo evento può portare al dipanarsi di infinite strade diverse a seconda di come lo si vive o di come lo si interpreta o si reagisce successivamente rispetto ad esso. Per intenderci: supponiamo che si stia per vivere una giornata sulla carta molto ma molto promettente: una gita in montagna. Supponiamo di affrontare tale giornata con il buon umore e con il giusto spirito, e di viverla grazie a questo stato positivamente, prendendone il meglio. Supponiamo che in un universo parallelo, quel giorno ci sia svegliati con la luna storta, e di essere di cattivo umore, e a causa di ciò qualsiasi piccolo difetto o problema della giornata verrà ingigantito nella nostra testa, facendone poi acquisire alla fine dei conti una connotazione negativa. In tal caso, a seconda di come si reagisce o si supera la giornata, ci potrebbero essere conseguenze importanti nella mappa dei percorsi. Perché ad esempio, se interpretata positivamente può portare alla voglia di effettuare nuove passeggiate in montagna, e quindi modificare la nostra esistenza, parallelamente se interpretata negativamente può portare alla decisione di non effettuare più gite in montagna, modificando ugualmente la mappa dei percorsi. Ecco come un dato evento, in cui di fatto (nei due universi paralleli, così viene più facile da capire) sono avvenute le stesse identiche azioni reali può portare sostanzialmente al dipanarsi di strade differenti a seconda del mood con il quale lo si è vissuto! In tal caso l’evento in questione va considerato come un accadimento differente nei due universi, anche se sono avvenute le stesse cose; o va considerato un evento uguale a cui abbiamo solo reagito diversamente? Io penso che vada considerato come un evento identico, che però può essere vissuto in infiniti stati d’animo creando infiniti universi paralleli, nei quali si possono dipanare infinte strade successive spesso “esclusive” ed “uniche” in ogni universo. Ovviamente, per due persone diverse che vivono uno stesso percorso, tale via va considerata comunque differente, anche se avvengono le stesse cose, perché è vero che si verificano le stesse cose, ma a persone diverse! (Ricordiamo che ogni singola persona ha una sua sola e personale mappa dei percorsi; al massimo quindi si possono considerare come percorsi paralleli nelle due mappe, ma comunque slegati). Anche se le due persone vivono lo stesso evento, ovviamente per ognuna di loro si dipanerà successivamente una serie di strade comunque differente, perché anche se il loro stato d’animo dovesse essere uguale (figuriamoci se è diverso) sono comunque persone diverse, con situazioni diverse alle spalle, ognuna delle quali affronta a modo suo la realtà, filtrando qualsiasi esperienza attraverso il proprio essere (e quindi in modo unico). Ecco quindi come ad esempio possa essere possibile che due persone possano sviluppare reazioni diversissime e anche diametralmente opposte tra loro pur avendo vissuto la medesima esperienza, ciascuna in qualche modo “giusta”, del tutto valida per quel singolo individuo, perché relativa a come esso filtra gli eventi in base alla sua personalità. In ultimo quindi: è necessario realizzare come alla fine dei conti noi non siamo altro che il risultato di come abbiamo saputo reagire ed interpretare gli eventi che hanno definito il nostro percorso; e abbiamo capito che questi eventi possono essere determinati di fatto da tutta una moltitudine di fattori: dal puro caso, dall’intervento di uno sconosciuto chissà dove nel mondo, dall’influenza dei nostri cari, dal nostro libero arbitrio. La saggezza più importante sta, (come abbiamo detto prima) nel saper prendere il meglio da ogni evento, ma anche nell’avere la capacità di discernere su quali eventi possiamo tentare di intervenire e su quali invece non possiamo fare pressochè nulla. Una volta compresa la differenza, dobbiamo cercare comunque di trarre il meglio dagli eventi inevitabili. Invece per quanto riguarda ciò che possiamo davvero cambiare, dobbiamo cercare di capire quale sia davvero il miglior percorso per noi, quale sia la scelta migliore di volta in volta, e avere il coraggio di portarla a termine fino in fondo. Solo così si potrà avere la certezza di aver usufruito al meglio dell’energia vitale che abbiamo ricevuto in dono.

2 pensieri riguardo “Destino

  1. Ci piace illuderci di essere noi stessi gli artefici del nostro destino e di poterne decidere o modificare il percorso. In realtà noi non decidiamo niente. O meglio, non nel modo in cui lo intendiamo, con un libero atto di volontà, perché anche quel pensiero che noi chiamiamo volontà non è una libera scelta. Quel pensiero non è volontario. Nasce spontaneamente un attimo prima che noi ne prendiamo coscienza e consapevolezza. Ma lo stato di consapevolezza ci inganna, lasciandoci credere che il pensiero nasca per un nostro preciso atto di libera volontà. E’ un inganno sottile che difficilmente riusciamo a percepire e comprendere. E forse è meglio così. Buona serata.

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  2. Bellissimo, terrò a mente tutti i tuoi ragionamenti. Sono in un periodo di cambiamento e questo tuo post mi è stato molto utile per comprendere certe verità.

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