Personaggi Negativi

Mi è venuto in mente come spesso io sia stata sempre affascinata dai personaggi più negativi e deleteri, delle storie così come della vita reale. Prima di soffermarmi sul perché di questo fatto, che credo sia molto difficile e complesso da ritrovare, ragioniamo sul fatto di cosa provo/penso concretamente quando vedo un personaggio di questo tipo. Iniziamo con il caso dei personaggi televisivi. Di solito nelle serie tv e nei film i personaggi negativi sono quelli più carismatici e meglio caratterizzati; inoltre hanno sempre una motivazione profonda che li spinge ad essere come sono (come però avviene per qualsiasi altra persona immagino): hanno subito un’ingiustizia o un trauma dalla vita, che li ha portati a sviluppare il loro comportamento (negativo, che potranno riversare su di se e/o sugli altri) per reazione. Se gli sceneggiatori sono particolarmente bravi sono in grado di farci immedesimare davvero nella situazione che ha portato il personaggio a diventare in quel modo, e quando ci riescono ci portano sostanzialmente a pensare:” Wow, adesso capisco esattamente perché lo fa” oppure in alcuni casi: “Per tutto quello che ha subito strano che non sia risultato ancora più cattivo di così!”. Comprendere e realizzare davvero tutto questo ci fa compiere inevitabilmente un passo avanti in più verso il personaggio, ma tutto ciò non basta per amarlo davvero. La comprensione ci fornisce semplicemente la possibilità di amarlo, ma non è detto che l’amore poi debba seguire necessariamente. Perché, a mio parere, dalla comprensione possono derivare principalmente o disprezzo o compassione, ovviamente con tutte le sfumature del caso possibili. Per spiegarmi meglio farò degli esempi concreti. Iniziamo con il personaggio di Ramsay Bolton del Trono di Spade. La motivazione per la quale questo personaggio fa quello che fa, e compie quegli atti atroci, è chiara e limpida: semplicemente non possiede alcun senso di giustizia, non glielo hanno mai insegnato (di certo la sua famiglia e l’ambiente in cui è cresciuto non sono stati una buona influenza per lui, ma questo non è assolutamente una giustificazione) né tantomeno lo possiede innato. Questo “piccolo dettaglio” gli permette di poter fare praticamente qualsiasi tipo di nefandezza pur di raggiungere il suo scopo (come ad esempio uccidere suo padre), senza provare alcun tipo di rimorso (poiché se non si ha una coscienza si è semplicemente impossibilitati a provare rimorso). In altre parole, non avendo alcun tipo di codice morale o di linea guida, non si sente di violare alcuna regola o superare alcun confine mentre compie i suoi atti efferati. Tutto ciò che conosce sono semplicemente i desideri di autorealizzazione e di piacere personale, e non ha la capacità di poter concepire alcun tipo di sentimenti, positivi o negativi che siano. Abituato ad una visione della realtà di questo tipo, riesce a fare un ulteriore passo successivo “di crescita”, poiché affina la sua personalità nell’unico modo che conosce: difatti riuscirà a trarre piacere anche dalle azioni (malvagie) che compirà, sviluppando un certo senso artistico (e sadico) nel compiere ciò che più gli riesce meglio! (Ricordiamo la tortura gratuita a Theon, o il gioco con Rickon). Personaggi di questo tipo sono ampiamente presenti nei film più disparati: basti pensare a personaggi come Mister Blonde in Le Iene o ad Anton Chigurh in Non è un paese per vecchi. Sono personaggi facilmente comprensibili, ma ciò ovviamente non ci spinge ad amarli (a meno che non possediamo un senso della giustizia labile o inesistente tanto quanto il loro, e si spera proprio di no). Ecco, in questo caso la comprensione porta solo al disprezzo. Adesso introduciamo una sorta di tipologia di personaggio di “congiunzione”, per farne riferimento prendiamo l’esempio di Theon Greyjoi sempre dal Trono di Spade. Theon, quando ha iniziato a compiere le azioni che lo hanno condotto verso “il male”, non aveva sostanzialmente alcuna idea di cosa stesse facendo. Davvero nessuna, e questo perché in realtà non sapeva in primo luogo neanche che tipo di persona fosse lui stesso! Si era sempre sentito a metà tra un Greyjoi e uno Stark. Era sempre stato qualcosa “di indefinito”, perché non si era mai sentito davvero totalmente e completamente parte di nessuna delle due casate. I Greyjoi lo avevano abbandonato poco dopo la nascita, e non li conosceva se non di nome, se non con la consapevolezza di dover portare il nome di una casata pesante. Gli Stark non lo avevano mai davvero accettato in realtà, ma neanche lui aveva dimostrato a dire il vero la personalità per farsi accettare. Per questi motivi non aveva mai avuto modo di sviluppare una personalità propria, un senso di appartenenza vero e proprio. Quindi, una volta che gli si è presentata l’occasione di farsi valere in qualche modo, (in questo caso come un uomo di ferro) ha scelto, finalmente una via per non dover stare più nel mezzo: sapeva di stare facendo un errore perché lui in realtà desiderava nel profondo essere uno Stark, ma non ha mai esplorato a pieno questo lato di se, e ha preferito cercare di affermarsi come un uomo di ferro, andando contro alla seppure flebile scintilla di coscienza e senso di giustizia presente ma sopita in lui. Poi nel corso della serie questo personaggio subisce una punizione tremenda per ciò che ha fatto, ma paradossalmente questa per lui risulta essere la cosa più positiva mai capitatagli. Perché è da quel momento in poi che una scintilla trova il coraggio di crescergli nel petto: la sua personalità. Spesso per paura si troverà a sopirla ancora una volta, ma si evince che è li. Poi dopo il discorso con Jon Snow ha finalmente modo di uscire, ed ecco che finalmente lui diventa una persona con una personalità e un senso di giustizia propria a guidarlo a dispetto di tutto. Dopo aver spiegato questo personaggio comprendiamo una cosa: Theon è un personaggio più comprensibile, più umano, per il quale è possibile provare una, seppur piccola, scintilla di comprensione, e perché no di stima per come è riuscito alla fine a crescere e a diventare una persona degna di questo nome, nonostante tutti i momenti orribili passati. Ho parlato di appena un accenno di comprensione e stima, non di affetto; perché tutto ciò, almeno per me, non è sufficiente a farmi provare affetto per questo personaggio. Per questo serve ancora un passaggio in più, un tassello fondamentale, che descriveremo tramite uno dei più grandi personaggi che siano mai stati creati: Walter White da Breaking Bad. Walter è un personaggio che ha un forte senso della giustizia; che ha una propria, vera reale e formata personalità. Ed è una personalità che non si può fare a meno di amare sin da subito, perché è essenzialmente tragica, perché ci ricorda per certi aspetti e frammenti la nostra, di vita. Riusciamo ad intravedere perfettamente quanto sia in realtà una persona meravigliosa: brillante, goffa, intelligente, essenzialmente sprecata. Sprecata perché nel corso della sua vita, per un motivo o per un altro, (per colpa sua o di altri, non è davvero questo il punto centrale), non è riuscita davvero ad esprimersi a pieno e a guadagnare ciò che avrebbe meritato. Questo è il concetto fondamentale da capire: Walter non è riuscito nella sua vita a raggiungere ciò che avrebbe davvero meritato: sua moglie lo sa, suo figlio lo sa, tutti lo sanno, lo spettatore lo sa. Ma lui lo sa? In qualche modo si, in qualche modo è una cosa presente dentro di sé ma che non ha il coraggio di esplorare, perché sarebbe troppo doloroso. Per questo motivo ha deciso di sopirla; così si è rifugiato nella famiglia e in un’esistenza monotona, che sa regalargli istanti di vera gioia solo nei rari momenti in cui si trova a parlare di ciò che più gli piace: la chimica. Quindi i suoi momenti di vera realizzazione sono limitati a rari attimi in cui spiega le lezioni ai suoi studenti, concentrato appieno e affascinato dalla disciplina che più ama, quella che indaga il cambiamento: della materia, del creato, della vita (tenete a mente questo concetto). Purtroppo questi attimi sono rovinati quando emerge la consapevolezza che in realtà lui non è nella sua azienda a cambiare il mondo, ma in una scuola, con dei ragazzini ingrati e disinteressati, che non rispettano né lui, né cosa ben più importante, la bellezza della chimica. Questo ferisce molto Walter, e la situazione non fa che peggiorare quando è costretto a lavorare all’autolavaggio di Bogdan. Questo momento è l’apice in cui emerge davvero quanto lui davvero sia sprecato. E’ umiliante e degradante, e noi lo percepiamo chiaramente insieme a lui. La tristezza che deriva da tutto ciò è come un velo, e la riconosciamo chiaramente perché è spesso quella che circonda anche alcuni momenti della nostra vita. Walter cerca di evitarlo come può, sopportando, rifugiandosi nella famiglia e nella routine; tenendo sopito dentro di sé il senso di ingiustizia che sente verso tutto questo. Poi interviene qualcosa che cambia le carte in tavola, che sconvolge la routine: il cancro. La consapevolezza di avere il cancro lo risveglia, ma perché esattamente? E’ per via della certezza della morte che si risveglia? Si, ma in un certo senso non solo, questo non basta: quello che fa la differenza in questo caso è la certezza della morte di lì a breve, è questo che è determinante. Il punto centrale è “la prossimità” con la quale la morte si è avvicinata a lui. Perché ovviamente tutti sappiamo che dobbiamo morire prima o poi, ma tendiamo a dimenticarcene, fortunatamente per certi versi, sfortunatamente per altri. Fortunatamente perché è ovvio che non si può e non si deve vivere la propria vita con l’idea della morte in ogni secondo; sfortunatamente perché spesso quando si allontana questo concetto ci si può assuefare all’idea di poter vivere per sempre, e questo tende a non farci davvero inseguire i nostri sogni, perché tanto ci sarà tempo, o perché troppo assorbiti dalla routine quotidiana. Di solito le persone che vivono meglio e in maniera più consapevole sono quelle che stanno in mezzo a questo tipo di concetti: sono quelle che non pensano continuamente alla morte, ma che, avendo ben presente dentro di sé il concetto che il proprio tempo è limitato, cercando nel corso della vita, di realizzarsi pienamente, perché comprendono che è la propria, sola ed unica occasione. Ecco, Walter non vive affatto con questo tipo concetto scolpito nella propria personalità, né tantomeno vive con il pensiero della morte. Lui vive come la prima categoria di persone: andando avanti giorno dopo giorno, cercando di prendere il meglio e accontentandosi, traendo gioia dalle piccole cose; ma sostanzialmente assorbito da quella routine che ci rende ciechi verso ciò che desideriamo davvero. La notizia di avere il cancro, e quindi di stare per morire, è in grado di risvegliare quanto c’è di più sopito nel suo cuore. E’ in grado di svegliare piano piano vari aspetti sopiti di se: il suo orgoglio (la sfuriata contro Bogdan), il suo senso di giustizia (l’incendio all’auto di un coglione visto per strada), la sua passione verso sua moglie (scena hot), e infine cosa più importante di tutte la sua ambizione (essere un chimico vero, no matter what). Questo è ciò che avviene davvero, da notare che non sto menzionando minimamente, come motivazione che lo spinge a cambiare comportamento e a produrre meth, il fatto di provvedere per i soldi alla sua famiglia una volta in cui sarà morto. Perché quella non è mai stata la vera motivazione di Walter. Quella è la solita balla che raccontiamo a noi stessi quando stiamo seguendo un istinto ormai divenuto necessario, ma che sentiamo comunque il bisogno di “giustificare a noi stessi”, perché indagare il vero motivo per cui si è presentato quell’istinto è molto più difficile. Così Walter inizia a seguire il suo istinto, sopito da anni. E’ un istinto che vuole farlo riuscire a realizzare qualcosa di grande, qualcosa di importante, quell’impero (azienda chimica) che non è mai riuscito a costruire prima. Walter in realtà è una persona talmente ambiziosa che questo istinto, innescato dalla consapevolezza di dover morire dì lì a poco, lo porta e lo porterà a compiere azioni sempre più riprovevoli. Walter non ha mai avuto prima e non lo avrà di certo adesso, il tempo o la voglia di analizzare davvero sé stesso e cosa prova a non essersi realizzato; e questa notizia imminente della morte lo porta a seguire il suo istinto di auto realizzazione tardiva in maniera travolgente e inarrestabile, senza preoccuparsi delle conseguenze. La cosa più importante da sottolineare è che lui ha un vero e proprio senso di giustizia, ma che l’istinto di realizzarsi seda anche questo! E ciò finisce per travolgere quanto c’è di più buono in lui verso una spirale di azioni sempre più riprovevoli, ma necessarie per mantenere il suo impero e quindi nutrire il suo istinto (ego). Walter all’inizio ne soffre, ne soffre davvero, perché si rende conto di stare attraversando una linea dalla quale non si può più tornare indietro, ma sceglie comunque di assecondare l’istinto, ed è lì che la sua parte buona man mano si perde, così come lui aveva poeticamente previsto, perché il suo animo viene sempre più corrotto dalle azioni negative e si spinge sempre un passo oltre verso il male (breaking bad non a caso) pur di veder realizzata la propria sete di successo. Ed ecco che questa serie ha analizzato “Il cambiamento” di una persona, così come la Chimica analizza il cambiamento della materia. Questa serie tv, questa storia, è poetica e meravigliosa perché si ha sempre la sensazione che sia così vera, si ha sempre la sensazione che parli di noi. E’ una tragedia immortale, in grande stile così come lo sono le tragedie greche o quelle della letteratura passata. E’ un capolavoro, perché fissa nel tempo una problematica fondamentale dell’animo umano: le azioni deleterie che possono verificarsi quando non si asseconda un istinto nel modo più giusto. Questa storia non vuole dare una morale, vuole solo descrivere in maniera tragica e poetica ciò che accade quando si asseconda un istinto senza capirlo. Ma io la traggo lo stesso la morale, perché mi sento in dovere di farlo, dopo aver compreso la grandezza delle proporzioni di queste conseguenze, e la morale è: comprendete sempre i vostri istinti, analizzate voi stessi, perché se non assecondati o assecondati nel modo sbagliato gli istinti possono produrre conseguenze irreparabili e rovinare la vostra vita. Una volta aver capito questo, e completato la disamina dei personaggi negativi, ci rendiamo conto di un po’ di cose:

  • I personaggi negativi non riescono mai e poi mai a comprendere e analizzare fin in fondo se stessi. Sanno solo che hanno un istinto da portare avanti, non hanno potuto farlo per vari motivi, e quindi hanno tentato infine di farlo uscire a tutti i costi, perché lo sentono come giusto e necessario; senza però tenere conto dell’effetto catastrofico che si ottiene assecondando un istinto potente di questo tipo. Non gestiscono in ogni caso in maniera sana i propri istinti, anche se dovessero comprenderli.
  • Spesso i personaggi negativi sono creati con il seguente schema:

sito                                                Figura 10: Tipologie di Personaggi Negativi

 

Cioè: ci sono dei personaggi che non hanno alcun senso di giustizia e quindi non gli sembra neanche di fare un qualcosa di sbagliato: io personalmente non riesco ad amarli, riesco, come in alcuni casi, ad esempio Tarantino, ad apprezzare la bellezza artistica dello splatter. Poi ci sono quei personaggi con un flebile senso della giustizia, che vengono fuorviati in un senso o nell’altro, e che possono infine redimersi oppure no; per questi personaggi sono in grado di provare compassione e a volte stima, ma non riesco ad amarli. Infine ci sono quei personaggi con un forte senso della giustizia, con una propria personalità formata, ma che soffrono talmente tanto per non essere riusciti a realizzare sé stessi che ad un certo momento questo istinto prevale su tutto, e dopo una lotta poetica ed estenuante, abbatte violentemente anche la personalità e il senso di giustizia del personaggio, trascinandolo letteralmente nel male. Io non posso fare a meno di amare questi personaggi, perché sono tragici, perché sono potenzialmente delle persone meravigliose ma che si lasciano rovinare da un unico (semplice) errore: non riuscire a gestire i propri istinti in modo sano. Per questo li amo, perché mi rendo conto dell’errore e vorrei aiutarli, perché sarebbero delle persone meravigliose se non rovinassero la propria vita e quella degli altri con la loro negatività, se solo sapessero/avessero il coraggio di non incappare in questo tremendo errore. Ma in realtà forse è sbagliato dire che vorrei aiutarli, forse questa è un’altra di quelle scuse o menzogne che si raccontano a sé stessi. Perchè ciò che me li fa amare davvero così tanto è proprio ciò che di loro vorrei cambiare!: è la loro componente tragica, inevitabile, poetica. E’ il fascino di questa poesia che me li rende totalmente irresistibili: perché se fossero in primo luogo riusciti a realizzare i propri sogni e a gestire in maniera sana i propri istinti, non sarebbero stati i personaggi che sono, non sarebbero esistiti davvero; e non esisterebbe nel mondo alcuna persona negativa. Sono in qualche modo inevitabili queste personalità forse, sono come quella componente tragica che serve a ricordarci cosa non fare, ed è come se si sacrificassero per farcelo capire, come se fossero delle componenti necessarie. Come facessero parte della gaussiana inevitabile che descrive l’andamento dell’esistenza, e fossero capitati loro malgrado proprio lì, in quella posizione, condannati tragicamente a dover interpretare quel ruolo.

Un pensiero riguardo “Personaggi Negativi

  1. Complimenti davvero molto interessante.
    Se ti fa piacere segui il mio blog, commentando e lasciando qualche like ai miei post, mi aiuteresti a crescere.
    Te ne sarei grato.

    http://www.curiositygoal.wordpress.com

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